Pasqua 2019


Come augurio di Pasqua il testo di don Claudio a commento della pagina del vangelo di Luca che racconta il cammino di due discepoli da Gerualemme ad Emmaus.

Luca 24, 13-35

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Trascorso il “giorno della Festa”, dalla più banale alla più solenne come la Pasqua di Risurrezione di Gesù da morte, tutti ci rimettiamo di nuovo in cammino verso la quotidianità della nostra Emmaus, ritrovando tutte quelle faccende, liete e tristi, che anche solo per poche ore abbiamo messo da parte.

Lo faremo anche in quest’anno del Signore 2019, dopo i giorni vissuti intensamente nella contemplazione della Passione, Morte e Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, a cui l’esperienza dei Cantieri dello Spirito ci vuole preparare.

La pagina del vangelo di Luca che riferisce quanto accaduto «in quello stesso giorno», la prima Domenica che fonda tutte quelle che anche noi viviamo come indispensabile momento di riposo e ripresa, è costruita attorno ad un cammino di andata e ritorno, un cammino che è fisico e interiore al tempo stesso.

Poche altre pagine del vangelo riescono, come questa, ad aiutarci ad entrare nell’intimo della nostra anima, santuario dove si gioca l’incontro con il Signore Gesù, Crocifisso Morto e Risorto per noi.

Il problema che il racconto di Luca si pone non è la presenza o l’assenza di Gesù risorto, infatti Egli stesso si avvicina e cammina con loro, ma come e dove noi possiamo riconoscerlo.

Tre sono i luoghi, la strada, il villaggio di Emmaus e Gerusalemme.

Tre sono pure i fatti, che a Luca piace indicare con il verbo “avvenne”: Gesù che si avvicina e cammina con loro, Gesù che spezza il pane, Gesù che sparisce alla loro vista. Tutto ciò che Egli fa è sua libera iniziativa, è inaspettato e inatteso, semplicemente “accadde”.

Il centro del racconto è uno solo, ed è Gesù stesso ad indicarlo: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?»

Ciò che per i due discepoli, e ancora di più per noi, costituisce la smentita della potenza in parole ed opere di Gesù, la Croce, impedendo loro di vedere nel segno del sepolcro vuoto e nella testimonianza delle donne, l’avverarsi delle parole che lo stesso Maestro ha invece pronunciato apertamente: «Poi prese con sé i Dodici e disse loro: “Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo si compirà. Sarà consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà”» (Lc 18, 31-33).

Proprio la comprensione, o ancora meglio la contemplazione, della Croce di Gesù è la condizione essenziale per riconoscere il Risorto, vivo, presente e operante in mezzo a noi.

È l’annuncio che da sempre risuona nella Notte di Pasqua: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazzareno, il crocifisso. È risorto, non è qui.»

La Croce, che Gesù stesso presenta come divina necessità, «non bisognava che…», è parte essenziale e misteriosa del disegno del Padre a cui il Gesù si affida fiducioso e obbediente. Ed invece ai due discepoli, e infinite volte anche a noi, è proprio essa che fa perdere la speranza: «Noi speravamo che…».

E come fanno i due discepoli ad entrare nella comprensione di questo Mistero? Come possiamo anche noi  cominciare a comprendere che proprio la Croce è il fondamento della nostra speranza e non la sua battuta d’arresto?

Passando dal conversare e discutere fra di loro, al lasciarsi interrogare da Gesù stesso, dalle sue Parole.

Luca usa due diversi verbi per descrivere in tutte le sue sfumature la conversazione fra i discepoli di Emmaus. Il primo mette in evidenza la reciprocità e la continuità del discorrere fra i due. Continuano a parlare fra loro di quello che è accaduto perché qualcosa non torna, c’è una parte di quanto è accaduto che rimane nascosta alla loro comprensione.

Il secondo sottolinea il cercare insieme, l’indagare insieme, lo sforzo di mettere in comune tutto quello che hanno osservato, le valutazioni che hanno fatto, per progredire insieme verso una maggiore comprensione.

Poi si mette in mezzo il Risorto e salta tutto, perché quel verbo, che è proprio riferito a Gesù che li interroga, esprime il dibattito, il contrasto fra pensieri diversi, la discussione vivace, persino lo scontro.

Il Tempo di Pasqua dura dieci giorni in più della Quaresima proprio per questo motivo, perché facciamo una grande fatica a tenere insieme il Venerdì santo e la Domenica di Pasqua non solo nella vita di Gesù ma anche, e forse soprattutto, nella nostra.

A volte ci viene più facile vederli come le due facce di una stessa medaglia, come la caramella che ci consola dopo esserci sbucciate le ginocchia sulle strade della vita.

Solo a forza di discutere – perché se non discutiamo mettendo davanti a Gesù tutti i fatti della nostra vita che ci sono di scandalo e di ostacolo nel credere a Lui, non stiamo camminando sul serio – cresce il nostro desiderio che Lui resti con noi.

Un desiderio potente e forte, quasi violento, come attesta il verbo che usa Luca per descrivere l’invito fatto allo sconosciuto compagno di strada: «Ma essi insistettero…», letteralmente forzarono Lui, lo costrinsero.

Il resto lo farà Gesù ancora una volta proprio davanti ai nostri occhi che un po’ alla volta verranno aperti affinché sappiamo riconoscerlo. Prenderà il pane, reciterà la benedizione, lo spezzerà e lo darà a noi…

Il Suo Corpo per noi spezzato, il Suo Sangue per noi versato, cioè tutta la Sua Vita a noi realmente donata quando celebriamo la Santa Messa, è al tempo stesso Venerdì santo e Domenica di Pasqua, l’Agnello sgozzato, ma che è ritto in piedi perché vivo!

Solo allora il nostro cuore, sempre un po’ affaticato e malconcio, comincerà ad ardere nel nostro petto perché Lui stesso, Crocifisso e Risorto, vi prenderà dimora per restare con noi per sempre.

Amen!